TOP TEN 1999

i migliori dieci di Traditional Arranged

Tengo a ribadire che questa classifica non vuole essere e non può essere assoluta nè insindacabile. Alcuni dischi vi stazionano da pochi giorni, altri da mesi a seconda del loro valore (per il sottoscritto).

Cerco di non trascurare nessuna tendenza pur nella obiettiva impossibilità di esprimere recensioni condivisibili da tutti.

I gruppi stranieri sono recensiti in base al merito, mentre quelli italiani in base al desiderio degli stessi di apparire in questa classifica (è evidente che non posso acquistare TUTTI I CD IN COMMERCIO), per cui i gruppi italiani o quelli stranieri meno noti o emergenti non hanno nulla da perdere nel confrontarsi con gli altri inviando il proprio materiale promozionale al mio indirizzo; chi si astiene dall'invio non ha la garanzia di veder pubblicata la recensione che lo riguarda.


1° posto

Värttinä - Vihma (1998 Wicklow record 09026 63263)

"In parole povere: folk finlandese e scandinavo, una musica tutta da scoprire!" così recitava un mio articolo sul Festival di Kaustinen in Finlandia, apparso sul Folk Bulletin n° 7/8 (settembre 1988). A distanza di undici anni mi sembra che gli appassionati italiani e non, abbiano scoperto (e apprezzato) tutto quello che c'era da scoprire del folk finlandese e scandinavo... compreso le Värttinä che allora erano delle ragazzine ribelli oltrechè talentuose e si affacciavano per la prima volta sul grosso palco.

Quanta musica è passata da quei tempi semi-pionieristici... ora, a distanza di sei CD tutti entusiasmanti (a parte l'ultimo sottotono), eccoci a "Vihma", che sarà presentato nella imminente tournèe italiana (vedi loro sito). Scopriamo subito che delle terribili sorelline Kaasinen è rimasta Mari (Sari è impegnata in altri gruppi): un vero peccato. Le voci sono sempre incredibili e affascinanti per fortuna... un cocktail esotico dove i vocalizzi inuit lapponi si mescolano a voci in stile bulgaro con gran originalità. La strumentazione prevede oltre ai classici kantele, percussioni, violini, anche il berimbau, banjo e il portentoso inserimento di sax in alcuni brani. Il CD all'ascolto è assolutamente gradevole e si fa riascoltare ripetutamente. A brani moderni e travolgenti come l'iniziale "Vihma" apprezziamo i dolcissimi e inquietanti "Emoton" e "Päivän Nousu Nostajani"; "Aamu" è un incanto, "Mieleni Alenevi" ci fa sognare... provate a cantare insieme a loro:

Miun ei laulella ei pitäisi
laulujani laitella ei ollenkaan
Maassa mieleni miun makavi
alahalla ajatuksein asuvi
Mikä lienevi miulle mustalle
Matala on mieli surulintusella
kieli kaita kaiholinnun lie
Ajattelen aikojani
näitä huolia huolittelen
Miulla on huolet viiet velloni
viel huolet oman emoni...

sembra difficilissimo ma è una lingua dolce e sensuale come loro, e l'appagamento di poter canticchiare quei motivi pur non conoscendo il finnico sarà enorme. Dopo il precedente CD Kokko, soltanto sufficiente, ecco tornare le ormai folk-star Värttinä a livelli stellari. Un disco da divorare selvaggiamente o da assaporare nota dopo nota... fate voi.

Dolcissime Värttinä, continuate ad accompagnarci nel vostro mondo fatto di forti emozioni sonore (e fate attenzione al caloroso pubblico italiano).

 

2° posto

Serras - Serras (GO 0499) 1999

Non vi tragga in inganno la copertina, quasi identica a quella del miniCD uscito quasi un anno fa. Questo è il disco ufficiale, il primo, del gruppo danese, che propone dieci pezzi oltre ai tre riveduti e corretti del primo demo.

Mi accingo ad ascoltare immaginando una continuità nelle sonorità d'esordio che in verità rivelavano l'identica strumentazione dei DUG. Dei DUG ritroviamo Harald Haugaard al violino, Sune Rahbek alle percussioni e Mads Riishede al basso ovvero tre quinti dei Serras. Il sax di Anja Mikkelsen è sostituito da quello di Hans Mydtskov mentre la fisarmonica di Jesper Vinther Petersen è rimpiazzata con la chitarra di Sune Hansbaek e offre l'unica novità sostanziale.

Quale sorpresa nel constatare la maturità sonora da come li avevo conosciuti! Ora siamo di fronte ad un suono decisamente hard: potente e aggressivo, qualche ammiccamento alla tekno-dance ma non vi spaventate... la tradizione pulsa più viva che mai. Non chiedetemi di etichettare questa musica, sarebbe impossibile oltrechè limitativo. Haugaard la chiama Hyperfolk e forse rende bene l'idea: un folk aperto a tutte le influenze e sviluppi ma che non perde la sua caratteristica peculiare. Un qualcosa che rende ogni brano diverso dall'altro, accattivante, ora più hard ora più acustico, ora più jazz ora più ritmato.

Questi musicisti danesi non finiscono di stupire... li vedi sul palco quasi a giocare con gli strumenti, ma capisci subito che hai di fronte dei professionisti, delle persone decise, una grande conoscenza della tradizione, una maestria innata, la fantasia e l'estro sublimato a livelli inusitati come solo nei paesi scandinavi possiamo riscontrare. Già, i paesi scandinavi ormai sono all'avanguardia rispetto al panorama musicale del resto d'Europa dove troviamo da ormai troppi anni tanti gruppi che sopravvivono a loro stessi. Quello che i Serras fanno ascoltare non è la musica folk del secolo scorso riproposta diligentemente ma ormai irrimediabilmente fuori dal tempo, bensì il folk come verrà suonato nel futuro... perchè l'amore per le tradizioni la manifesta colui che rigenera, attualizza, migliora uno stile, più ancora di colui che lo conserva in naftalina.

Cos'è la serietà? È fondare un gruppo all'inizio dell'anno ed uscire subito con un miniCD, girare i migliori festival europei, e uscire a fine settembre con il primo CD contenente due pezzi registrati dal vivo al Tønder Festival il 28 agosto passato, ovvero un mese prima. Ritmi da capogiro, continue collaborazioni con altri artisti, una solida istituzione nazionale come il Danish Folk Council che sostiene tutte le attività folk e una moneta forte... l'amicizia che lega tutti i musicisti danesi; non c'è da meravigliarsi se i musicisti nostrani (che magari vivono nel limbo dei morti viventi per la mancanza totale di aiuti) invidiano la loro situazione...

Prossimamente usciremo con la recensione di un altro grande gruppo danese, i Sorten Muld alla seconda uscita discografica, e parleremo di un idolo danese ormai leggendario e pluripremiato (Lars Lilholt) da noi completamente sconosciuto.

 

3° posto

Ned Ludd - A zero ore (Ned Ludd 001-98)

Dopo una prima apparizione come gruppo rock sulla scia dei Clash (1987) dove il secondo demotape denunciava l'inizio della metamorfosi dal suono rock al folk, e una pausa di cinque anni, il gruppo si crea uno stile folk personalissimo, con testi in italiano e strumentazione acustica a metà tra la Scozia e il Mediterraneo.

Una grande curiosità l'arrivo di questo primo, nuovo disco dei Ned Ludd: un gruppo semi sconosciuto in Italia, ma celebrato all'estero. In effetti la loro "rassegna stampa" farebbe tremare i polsi di qualunque recensore.

"A zero ore": Settimo posto nella Top Ten mondiale 1998 del mensile online tedesco "Folk World" appena dietro a Kepa Junkera, e articoli entusiastici di Mucchio Selvaggio, Dirty Linen, e altri ancora.

La loro musica è definita giustamente un "combat folk", ovvero una melodia tradizionale multietnica struggente, accompagnata da canzoni socialmente impegnate, non urlate, ma tremendamente graffianti.

Compongono tarantelle, reels, e indifferentemente ogni tradizione viene valorizzata con testi di protesta, di accusa, di rivendicazione... finalmente un gruppo che compone musica trad alla grande, la esegue alla grande, e la impreziosisce con testi epicamente sconvolgenti. Non sono d'accordo con la critica specializzata: non assomigliano ai Pogues, e neanche ai Modena City Ramblers, perchè non urlano, non cantano in inglese, curano le melodie con la stessa attenzione che dedicano ai testi. E' più giusto dire che hanno uno stile personale che sarà amato nella sua globalità, che verrà usato lui stesso come metro di paragone. "Uomini socialmente inutili" "Danza della disoccupazione" "Giullari" "Italia 91" e via dicendo, titoli che parlano da soli.

Questo disco trasuda sostanza e vuol battere record: ognuno dei ben quindici pezzi brilla di luce propria... non ne scarterei neanche uno! Quasi settanta-dico-settanta minuti di durata. Niente da fare, non riesco a trovare una pecca che sia una!! La copertina scioccante riprende una lettera di licenziamento, il libretto è pingue e completo di testi, foto e note. E dopo tutto questo ben di Dio, una nota di copertina avverte: NON COMPRATE QUESTO DISCO SE LO TROVATE A PIU' DI 20.000 LIRE. A questo punto qualcuno potrebbe pensare ad uno scherzo, ma è serietà a ventiquattro carati, è A ZERO ORE dei NED LUDD.

 

4° posto

Gothart - Addio querida (Bevox NB001 1999)

Un gruppo rampante della repubblica Ceca: i "Gothart" sono giovani ed hanno cultura multietnica come gli australiani "Mara!", tant'è vero che eseguono anche loro il lamento Ladino "Tu Madre", rinominato "Addio querida". Il repertorio esplorato, che spazia dal gipsy alle danze Bulgare passando dall'area latina a quella balcanica, ha sorprendenti analogie con "Mara!". Il pubblico presente al loro concerto del Festival di Saint Chartier si esalta in un crescendo di emozioni: il tripudio di ritmi scanditi dal percussionista Petr Kolacek e il chitarrista Ian Klima sono conditi dalle ammalianti voci femminili di Veronika Hánová, Helena Lehká e Ivana Vankova.

Le varie pronunce sono rispettate e lo stile strumentale e vocale del gruppo amalgama alla perfezione questo repertorio eterogeneo. Il compact della durata di oltre sessanta minuti dove non ci si annoia neanche per un minuto dimostra la grande professionalità e generosità interpretativa di questo gruppo. Un debutto europeo promettente per una formazione di cui si sentirà parlare. Intanto chi volesse cercare il disco, può richiederlo a loro (Ian Klima, Bubenska 5, 17000 Praha 7, tel. +420.2.870166) oppure a "SARL Librairie du Berry" 141, rue Nationale, 36400 La Chatre, Francia, tel. 54480838.

 

5° posto

Kepa Junkera - Bilbao 00:00 h (Resistencia RESCD065) 1998

Non si tratta di una novità assoluta, va bene, ma sarebbe criminale non parlare di questa autentica enciclopedia della musica folk proposta da Kepa Junkera. Sarò stringato perchè ci sarebbe da parlare per ore di questo doppio CD.

Questa è un'opera immane contenuta in un volumetto di 140 pagine riccamente illustrate... Kepa esplora e interpreta da par suo l'intero universo folk-tradizionale accompagnato da una schiera di musicisti, i migliori in circolazione, tra i quali ricordiamo "La Bottine Souriante, Carlos Nuñez, Hedningarna, Paddy Moloney, Phil Cunningham, Liam O' Flynn, Béla Fleck..." e via dicendo. Scusate se è poco. Lo trovate nei migliori negozi.

Se volete comprare un disco da ascoltare all'infinito, se avete pochi soldi e volete conoscere tutto della musica folk, se volete fare indigestione di suoni dal mondo ma siete indecisi su come iniziare l'avventura, comprate tranquillamente questo doppio CD; Kepa Junkera vi prenderà per mano e con le sue composizioni multietniche vi illustrerà cos'è la musica folk. Come dite? Il folk lo conoscete già? Bene, dopo aver ascoltato quest'opera vi renderete conto che questo "ripassino" vi ha insegnato qualcosa...

 

6° posto

Kætter Kvartet - KK (Olga Musik OlgaCD 96062)

Una produzione minore danese... dell'anno scorso. Cosa ci fa qui? direte voi. Semplice! visto la qualità del prodotto ho atteso invano, prima di parlarne, che venisse ristampato per l'esportazione, ma niente da fare.

Questo non vuol dire che non si debba parlare del prodotto in questione; certo non troverete la traduzione in inglese ma solo scarso danese e questo non deve essere un deterrente per l'acquisto. Si tratta di un disco d'esordio eccellente reperibile da Millstream record. Dopo qualche presenza sulle raccolte annuali in CD "Folk music from Denmark", tendente a promuovere gli artisti locali (a quando un'iniziativa così importante anche da noi???) finalmente vede la luce questo gioiello. La tradizione danese e scandinava è amalgamata alla world music, e rinvigorita da una sezione percussiva alla Filarfolket. Un disco energetico, vitale, dove il ritmo sprigionato ricorda i migliori Hedningarna, ma ci troviamo pur di fronte quattro giovincelli... e se i giovani da quelle parti sono tutti così figuriamoci i musicisti anziani! Neanche quaranta minuti di ascolto, ma intensissimi e da riascoltare all'infinito. Non mancano abbellimenti al piano, cori rilassanti e avvincenti, violini a ritmo sfrenato come nella migliore tradizione locale. Un cocktail esplosivo insomma, un disco che è praticamente impossibile non amare, uno spaccato significativo di quello che la musica folk-world danese è capace di produrre: (io, l'avete forse notato? la sto propagandando da due anni incondizionatamente e sono stato il primo e tra i pochi a farlo). Non perdete tempo e ordinate via internet. Che la Musica sia con voi.

 

7° posto

The Klezmatics (Chava Alberstein) - The well (Green Linnet Xenophile 4052 1998)

Pur con qualche ritardo mi accingo a parlare di quest'opera essenziale per chiunque si interessi alla musica klezmer, e anche per chi non la conosce (dura più di 50 minuti). Loro sono considerati i migliori esponenti di questo genere musicale israeliano, e questo recente disco dimostra quanto la musica di Chava Alberstein sia senza tempo, e quanto l'arrangiamento dei Klezmatics renda questa musica solenne, mistica, immortale. Quest'affascinante disco è tutto opera loro, e non necessita di particolare predisposizione per essere ascoltato; basta schiacciare "play" e si è subito catturati dalle atmosfere sognanti, dalle melodie e dalla voce ammaliante di Chava anche se non si capisce la lingua. Non ci vuole molto ad innamorarsi di questo disco e di conseguenza del gruppo in questione. Non li scopro certo io... sono i Klezmatics... sono unici e irripetibili.

 

8° posto

BEV BonificaEmilianaVeneta - Apotropaica (Enrosadira 1999)

Basta ascoltare il pezzo iniziale per rendersi conto che questa non è l'ennesima riproposta nostrana di materiale trad. di cui il mercato italiano abbonda. Finalmente troviamo un gruppo nuovo con solide fondamenta (i disciolti Piva dal Carner) e questa nuova formazione si presenta con un lavoro che ben poco (solo tre pezzi) concede alla tradizione. Tutto farina del loro sacco, interpretato con una voce inconfondibile, una strumentazione che ha capito la lezione "world music" d'oltralpe e non si limita al compitino svolto diligentemente. Una grinta e una originalità interpretativa, dicevamo, che trova riscontro solo sulla mai troppo rimpianta Ciapa Rusa.

Ricca e potente strumentazione che spazia dalla ghironda alla piva, dalle percussioni al sax: non sono simpaticamente fracassoni e impegnati politicamente come i Lou Dalfin, non sono un'orchestra come la Bosio Big Band o la Bandalpina, ma le gighe, le furlane, le manfrine che ne escono sono tonificate e rinvigorite, rese appetibili anche all'esigente pubblico europeo.

Quest'anno saranno sicuramente il gruppo emergente italiano, c'è da scommetterci, e per una volta un nuovo gruppo non farà rimpiangere il gruppo d'origine. Già, questa volta non siamo di fronte ad un gruppo di amici che decide di suonare insieme, ma ad una formazione di professionisti che ha tutta l'intenzione di durare nel tempo, e noi glielo auguriamo di cuore, perchè è da troppo tempo che manca un punto di riferimento nel folk italiano. Lasciatemi ascoltare cento volte "Al loov int'al bosc"... lasciatemi ascoltare tutto il resto del disco finchè il mio lettore non incominci a fumare... e anche uno come me che non è mai stato ballerino potrà redimersi. Scommetto che alla fine ci sarà qualcuno che, incredulo, continuerà a chiedersi come hanno fatto questi "francesi" ad imparare così bene i dialetti italici.

 

 

9° posto

Ensemble of national instruments and songs "Stefce Stojkovski" - Macedonian folk songs (Senasor Record 1999)

Una citazione di simpatia per questo gruppo macedone autore di questo bellissimo CD di canti popolari macedoni, accompagnati dai tradizionali kaval, gajda, tapan e tambura. Un CD fatto "in casa" per questo gruppo che vuole fortemente emergere. La spartanità dell'incisione la si nota dalla copertina a colori stampata in proprio, dal CD azzurro masterizzato "in casa" con dignitosa etichetta adesiva. Un lavoro artigianale che denota la povertà del popolo macedone ma anche l'estrema ricchezza di suoni e colori della loro tradizione. Nell'ascolto il lettore va in tilt sulla seconda traccia inesistente perché masterizzata insieme alla prima, (ma basta passare alla terza e l'ascolto riprende); sarebbe un errore inaudito per i nostri faraonici studi di registrazione, ma comprensibile in Macedonia.

Questo loro terzo lavoro è dedicato ai canti, dicevamo, ed è un aspetto poco conosciuto della loro tradizione, esportata all'estero dai pirotecnici strumenti a fiato delle bande. Da rilevare che la durata del disco non raggiunge i quaranta minuti, ma sono di grande intensità.

Chi vuole procurarsi quest'opera, può contattare il gruppo (Stefce Stojkovski - Ferid Bajram, 15 b, 91000 Skopje, Republic of Macedonia, tel/fax +389.91266265) oppure la libreria di La Chatre (vedi Gothart).

 

10° posto

Gai Saber - Esprit de frontiera (Ousitanio Vivo 1999)

Eccoci al secondo CD dei Gai Saber, uscito a neanche due anni dal primo, dopo la rifondazione del gruppo ex Kalenda Maia che era uscito con una promettente cassetta.

Il primo CD "Troubar r'oc" era un bel disco che, per la propria impronta stilistica e la voce del "morbidone" scatenato Maurizio Giraudo, prendeva le distanze dalle moltitudini di formazioni occitane nate in questi ultimi anni sulla scia dei caposcuola Lou Dalfin. Un disco maturo e divertente era.

Questo secondo lavoro è una ulteriore dichiarazione di intenti: Gai Saber vuole uscire allo scoperto con arrangiamenti sofisticati, ritmati, con composizioni proprie di matrice occitana ma impreziositi da una verve quasi pop che a volte appesantisce eccessivamente le canzoni.

La strumentazione è quella classica occitana con l'aggiunta di qualche "ospite" come bodhran, bendir, djembé, tastiere e arpa celtica che danno un tocco di esotico senza nascondere gli altri strumenti. Vi suona ospite anche Vincenzo Zitello.

Mi piace molto l'iniziale "Pas de rais" tiratissima, la seguente "Mirèio" divertente ricorda un po' il canto a tenores sardo, mentre fa sognare la rocheggiante "O Maire" addolcita da una melodia ai flauti. "Parpaioun e abeie" pare uscita dalla penna di Branduardi, e "Oubrie d'Ousitanio" ha l'andatura epica ricca di risvolti che a volte manca alla banda di Sergio Berardo. "La joustra" è un momento di pausa, una danza avvincente, "Lèu chançoneta" narrativa non morde, in "Malincounia" fa capolino il sintetizzatore e una sperimentazione sonora ad avvolgere il suono dell'organetto. "La mare de Déou" introdotta all'arpa, tetro e superbamente sintetizzato, sarebbe un bel pezzo strumentale, ma lo vorrei sentire senza le voci! In "Balet e courenta Jan Braguettou" finalmente le danze occitane, la lunga "Rassa" non brilla, mentre "Esprit" è una mazurca strumentale ispirata, in "Foe Zhmouort" riaffiora la sperimentazione. Chiudono "Aousa i bras" e "L'ostou ëd Macallé" pur senza eccellere non sfigurano anche se l'ultima è un po' troppo orchestrata e ritmata per i miei gusti... troppo easy.

Per finire da notare la ricchezza delle note di copertina, oggidì assai rare. Questo disco è in definitiva una degna continuazione, si fa apprezzare ad ogni ulteriore ascolto, ma Gai Saber deve ancora esprimere il meglio e, di questo passo, lo vedremo presto alle prese con gli onori e oneri di una carriera professionistica.

 

Dove non specificato, le recensioni sono a firma di Böhm Loris

PER TUTTI I DISCHI RECENSITI RICERCARE SULLA PAGINA FOLKLINKS IL NEGOZIO O IL MUSICISTA STESSO DA CONTATTARE


Concerto "Värttinä" al Folk Club di Torino (13 marzo 1999)

Da poco è uscito il loro nuovo travolgente disco, ed eccole impegnate in una tournee italiana (18 milioni a serata)... beate loro. Certo che il potentissimo Folk Club di Torino, con il suo minuscolo auditorium, potrebbe essere giudicato sede impropria per questo supergruppo finlandese che ormai suona nelle arene dei più grossi festivals... Niente di più falso! Quale libidine poter vedere le indemoniate Värttinä cantare a due metri di distanza! Quale indigestione di emozioni i loro continui ammiccamenti con il pubblico (sempre composto ma emozionatissimo), quale appagamento musicale le abbondanti due ore di spettacolo offerto dalle nostre, con quattro bis e il pubblico quasi deluso perché non hanno continuato a cantare fino all'alba. Comunque in quello spazio di tempo hanno presentato quasi totalmente l'ultimo CD e cavalcato tutta la loro produzione discografica nei brani più suggestivi: chi poteva chiedere di più pagando la stessa cifra di un concerto allo stadio?

Un'occasione unica dunque, un concerto intimista che solo il F.C. di Franco Lucà poteva offrirci, grazie ai grandi mezzi finanziari di cui dispone che hanno potuto coprire il logico passivo che comportava tale evento. La consapevolezza di aver assistito ad un avvenimento irripetibile per le condizioni in cui si è effettuato, per lo stato di grazia di musicisti e cantanti e per la loro disponibilità (si sono esibiti in dieci in un fazzoletto di palco). Per nostra fortuna le rivedremo nuovamente in Italia tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Che l'appassionato non se le lasci scappare... potrebbe pentirsene per sempre.